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Archive for the ‘Fumetti’ Category

Precauzioni per l’uso:


BEPPE aka ZOOMIND
Le PRESENTAZIONI se le fa da sè…
Sono nato a Messina il 13/03/80 e mi sono diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 2006. Abito ancora a Bologna cercando di trovare un lavoretto che mi permetta di svoltare qualche soldo. La vita di un artista è dura… sicuramente non per tutti, ma per la maggior parte posso dire di sì. Non ho scelto di fare l’artista per diventare qualcuno, ma solo perché è l’unica cosa che so fare bene, e per alcuni anche molto. Difficile dire ciò che della vita mi piace, sarà colpa del mio segno zodiacale… pesci… ma non c’è mai stata una cosa che abbia perseguito fino in fondo. Una cosa oggi mi piace, domani no; cosa ci posso fare? L’unica cosa che posso dare per certo è che continuerò a disegnare fino a quando la salute me lo consentirà… ahhhh, dai scherzo, comunque, disegnerò ad oltranza perché mi fa stare bene.ZOOMIND

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COMICSWAVE


COMICSWAVE, OVVERO I FUMETTI DEL FESTIVAL ROCK “ITALIA WAVE”
Un albo inedito di Martyn Mystere, la straordinaria presenza di Alfredo Castelli e Bryan Talbot, uno sketchbook in esclusiva, una maratona di 24ore per fumettisti insonni!

Per il terzo anno consecutivo la Fondazione Arezzo Wave Italia lavora con il mondo dei fumetti, presentando al pubblico del festival – quest’anno “Italia Wave”, a Firenze e Sesto Fiorentino dal 17 al 22 Luglio 2007 – personaggi, argomenti, eventi di grande notorietà ed interesse all’interno della sezione del festival che si chiama Comicswave. Quest’anno il cartellone di eventi legato al fumetto è più ricco che mai, grazie anche al continuo supporto di Banca Etruria che sin dall’inizio ha creduto e sponsorizzato questa sezione del festival.

“Rileviamo con soddisfazione il ruolo che il genio del mistero ha tagliato su misura per la nostra Banca riconoscendone il forte legame con le realtà servite” ha dichiarato Paolo Schiatti, Direttore Centrale di Banca Etruria. “E’ inoltre una piacevole coincidenza festeggiare il compleanno di Martin Mystère, che celebra i suoi primi 25 anni, con quello del nostro Istituto che però compie 100 anni in più”.

In esclusiva per “Italia Wave” Alfredo Castelli ha infatti scritto una storia del suo personaggio più famoso Martin Mystère, l’albo sarà distribuito durante la rassegna. Il personaggio edito nel 1982 da Sergio Bonelli Editore festeggerà 25 anni di vita a Italia Wave con un albo speciale del Detective Dell’Impossibile ambientato a Firenze. Il creatore della serie, Alfredo Castelli, sarà ospite del festival, al centro di una tavola rotonda sui 25 anni della testata che ha rimodernato la storica casa editrice e ha aperto la strada alla nuova generazione di personaggi (Dylan Dog in testa). Alla tavola rotonda (Venerdì 20 Luglio, ore 17.00) saranno presenti alcuni degli artisti che hanno costruito il mito di Martin Mystère: Lucio Filippucci, Daniele Caluri e Andrea Carlo Cappi. Alfredo Castelli sarà inoltre protagonista di un workshop di sceneggiatura (venerdì 20, ore 15.00) aperto al pubblico.

Sabato 21 Luglio l’attenzione è invece dedicata al tema del sogno, argomento di cui la storia del fumetto è costellata di capolavori e a cui gli artisti contemporanei continuano a dare nuove e importanti interpretazioni. Alle 17 quindi l’appuntamento è con Bryan Talbot, Aleksandar Zograf e Gabriella Giandelli per osservare il tema del sogno in una prospettiva storica, anche attraverso le rivisitazioni moderne di grandi classici e nuove, inquietanti visioni notturne. Autore di culto del panorama fumettistico inglese, Bryan Talbot si è imposto tra i moderni maestri internazionali con opere ritenute ormai dei classici, tra fantascienza e analisi psicologica. La sua ultima opera è “Alice in Sunderland”, remake di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, da poco uscito in Inghilterra e subito apprezzato dalla critica e dal pubblico, di cui Italia Wave pubblicherà un inedito sketch-book in esclusiva per il festival. Aleksandar Zograf (a.k.a. Saša Rakezic) è un artista serbo in grado di far convivere la narrazione di realtà (spesso una realtà corrosa dalla guerra) con uno stile onirico e surreale. Tra le sue opere edite anche in Italia ricordiamo “Diario”, “Cronaca della Guerra Civile nella ex-Yugoslavia”, “Lettere dalla Serbia – Diario di un Fumettista sotto le Bombe”, e le storie brevi apparse sulle riviste Kerosene e Internazionale. Oltre all’attività di fumettista è giornalista e da anni si occupa di musica rock. Gabriella Giandelli unisce illustrazione, grafica e fumetto in una sintesi al contempo solida e trasognata: oltre alle graphic novel edite in tutto il mondo, pubblica regolarmente per quotidiani e settimanali (La Repubblica, Il Manifesto, Il Sole 24 Ore, Internazionale) e le sue opere sono apparse nei volumi editi da Feltrinelli, Einaudi, Seuil, MinimumFax, Condè Nast e Mondadori. Si dedica inoltre all’illustrazione per l’infanzia: il suo personaggio Milo è protagonista di molti libri illustrati e di una serie animata in programmazione su Rai 3 e France 5.

L’altra attività spettacolare che prenderà vita a Italia Wave è “24 Hours Italy Comics”, ovvero un maratona di fumettisti che inizia Venerdì 20 Luglio alle 20 e termina il giorno successivo alla stessa ora: 24 ore per ideare, scrivere e disegnare un fumetto di 24 pagine nell’arco di 24 ore. Secondo le regole dettate agli inizi degli anni novanta negli Stati Uniti da Scott McCloud. A questa maratona del fumetto realizzata in collaborazione con lospaziobianco.it, parteciperanno anche gli autori della mostra itinerante IUK (Italian Underground Komix – http://www.iukiuk.com) in collaborazione con Repubblica XL che sarà esposta a Italia Wave dal 18 al 22 Luglio.

Infine, per il secondo anno consecutivo, l’animazione giapponese arricchirà di immagini la musica di Italia Wave: Dynit (www.dynit.it) presenterà infatti in esclusiva per il festival una selezione dei migliori anime della storia del cartone animato giapponese. Gli appassionati potranno vedere e riscoprire alcuni dei personaggi che hanno definito l’immaginario visivo degli anni ’80, e alcune piacevoli sorprese attendono il pubblico di Italia Wave.

Per info e iscrizioni ai workshop: comicswave@arezzowave.com.

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Sono passate alcune settimane dal No Filter Festival in Vicolo Bolognetti, ma noi ci teniamo comunque ad inserire sul sito i video, un po’ scuri, dell’evento. Guardate bene perché tra i busti inquadrati potreste esserci anche voi. Nel frattempo un saluto a tutti e un ringraziamento per il vostro interessamento e la vostra curiosità.

Gip aka Fix aka Beppe aka Glare


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Gran bella esperienza quella del No Filter Festival svoltosi a Vicolo Bolognetti dal 23 al 25 maggio. Un festival davvero orizzontale e pieno di gente che viene a curiosare. Tante realtà del mondo indipendente che si autoproduce, dagli amici della Nothing Inc. ai nostri vicini dell’Open Source ai ragazzi della Scimmia, una gran bella rivista di fumetti, che ci vengono a chiedere un po’ stupiti il motivo per il quale le superfici che circondano il nostro banchetto traballante siano state riempite di scimmioni. Tante le firme raccolte per la nostra “Campagna per il Nulla”, compresa la ragazza dell’organizzazione che firma quattro volte e ancora ci deve lasciare le ultime 3 cifre del suo cellulare! Insomma, spillette sudore e birre tutto in nome di questa piccola realtà nella quale stiamo investendo tempo e risorse ma nella quale pure non smettiamo (per il momento) di credere. E se quella ragazza mora con i capelli corti che venerdì sera prima è passata e poi è tornata a comprare la spilletta vuole essere immortalata sulla prossima copertina di PuntoGif non ha che da scriverci, ché non siamo riusciti a fotografarla. Tutto bello, colorato e divertente, tra proiezioni e concerti, il nostro Glàre che non vien fatto suonare, il live di fumetto con protagonisti ZOLI + FE e i tagghettari che venerdì si manifestano e sono fastidiosi come le mosche.

cioé, ma perché io i tagghettari di merda

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Banana Meccanica a cura del nostro intervistato Michele Mordente

Originally uploaded by puntogif.

Partiamo dalla copertina di Banana Meccanica (l’antologia di Stefano Tamburini che hai curato e che è appena uscita per i tipi della Coniglio Editore), sentito omaggio a una celebre copertina di Frigidaire che Tamburini dedicò ai Devo. Quando e com’è nato il tuo legame con Stefano?
MICHELE MORDENTE > Il mio interesse per l’opera di Tamburini è nato solo qualche anno dopo la sua morte, quando nel 1988 ho cominciato ad acquistare sempre più bulimicamente tutte le pubblicazioni di Pazienza, che avevo conosciuto grazie agli articoli seguiti alla sua scomparsa. All’epoca aderendo all’Orda d’Oro si aveva la possibilità di ricevere per 200.000 lire una quintalata di riviste della Primo Carnera, tutto Frigidaire eccetera. Così ho sbattuto il muso nei lavori di Tamburini. Ho iniziato a recuperare tutto ciò che aveva realizzato, comprese le sconosciutissime pubblicazioni di controcultura nate dai fermenti degli anni Settanta. Per me è stato molto facile amare anche il Tamburini più “difficile”, quello dal tratto underground più sporco, vista la mia grande passione per i comix a stelle e strisce, quelli di Crumb, Shelton e ma soprattutto Irons.

Rimaniamo a Banana Meccanica: quanto è stato difficile fare un ritratto di un artista così complesso e per molti misconosciuto come Tamburini? I vari contributi critici (da Pablo Echaurren a Gianfranco Grieco voce dei Dirty Actions, allo stesso Sparagna altra anima di Frigidaire) sono stati difficili da recuperare?
MICHELE MORDENTE > Ho cominciato ad occuparmi amatorialmente di Tamburini nel 1994, realizzando una fanzine monografica fotocopiata in poche decine di copie. Negli anni ho messo insieme quello che è l’archivio più completo delle opere di quest’autore, comprese anche diverse tavole originali. Ho avuto anche modo di incontrare collaboratori e amici di Tamburini, raccogliendo i loro ricordi e testimonianze. Per questo realizzare il volume non è stato particolarmente complesso. Tutti i collaboratori alla parte testuale di Banana Meccanica erano già amici ed hanno partecipato con entusiasmo. È stato invece piuttosto difficile incontrare un editore coraggioso che avesse il coraggio di scommettere su un progetto che non comprendeva esclusivamente Ranxerox, che solo messo in copertina avrebbe garantito il pareggio delle spese. A tal proposito ne approfitto per ringraziare l’editore in questione, Francesco Coniglio, ma anche Dario Morgante che è il mio interlocutore della casa editrice. Sinceramente… non è una marchetta!
Come curatore del volume quali problemi hai dovuto affrontare?
MICHELE MORDENTE > L’unica vera difficoltà è stata la scelta di quali disegni e fumetti inserire e quali tenere fuori. Banana Meccanica è un’antologia che fa il punto dell’intero percorso artistico di un autore purtroppo scomparso. Per questo bisognava dare una panoramica generale, significativa e allo stesso tempo essenziale. Da un lato è doveroso inserire i classici (Ranxerox e Snake Agent), anche per il neofita. Bisogna però non esagerare, anche per non far torto ai lettori più esperti che hanno voglia di inediti e rarità. Questo solletica anche il mio desiderio di mostrare le rarità scovate in anni di ricerche, ma con l’accortezza di evitare di raschiare il fondo del barile, cosa che spesso accade con gli autori scomparsi, così nel fumetto come nella musica e in letteratura. Spero di essere riuscito a creare in Banana Meccanica il giusto equilibrio.

Della cricca geniale e anarchica di Frigidaire, di cui facevano parte tra gli altri anche Pazienza, Scòzzari e Liberatore, Tamburini sembra quello meno ricordato. Credi che la sua opera sia legata soltanto a quel contesto o che possa essere ricca di spunti anche per chi non ha vissuto quegli anni?
MICHELE MORDENTE > Tamburini ha indirizzato i suoi sforzi creativi non solo nel fumetto, al contrario di tutti gli altri, ed ha prodotto quindi molte meno opere. Negli anni Ottanta ha realizzato essenzialmente Ranxerox e Snake Agent, per di più legando il suo nome a Ranxerox solo in veste di sceneggiatore. Tenendo conto che il mondo del fumetto è essenzialmente costituito di individui che “guardano le figure” è facile capire perché Stefano Tamburini sia meno ricordato degli altri. Va comunque precisato che, pur se è – come dici – il meno ricordato, Tamburini insieme a Liberatore è del gruppo quello più tradotto all’estero, pur essendo scomparso nel 1986! Nondimeno, molti dei suoi fumetti – insieme a quelli anche dei suoi amici cannibali – perdono molta della loro forza se si estrapolano dal contesto culturale, politico e sociale che li ha generati. Le storie di Pazienza, lette oggi, perdono la maggior parte del loro senzo, riducendosi ad semplice fumetto umoristico, fatta eccezione solo per ‘Pompeo’. Questo non vuol dire che Tamburo & soci non straccino ancora la maggioranza degli autori attualmente in circolazione.

A proposito di Frigidaire, Gianluca Costantini (artista che ospitiamo in questo stesso numero) rispondendo a un’intervista affermava che Frigidaire era Avanguardia “perché portava avanti un’idea forte, un’ideale di gruppo sia nei contenuti che nell’immaginario, e soprattutto anche una grande risposta di pubblico, perché l’Avanguardia è anche fatta dalla gente. Credo però che sia l’unica, in nessun altra parte del mondo c’è stata mai una cosa simile” (www.ultrazine.org). Frigidaire pare essere stata davvero un’esperienza fondamentale per tutto ciò che sarebbe venuto dopo, e non parliamo solo del mondo dei fumetti. Ci vuoi spiegare perché quella rivista fu così importante?
MICHELE MORDENTE > Frigidaire era realizzata da un manipolo di autori geniali, come non se ne sono visti prima, e mi sembra che non ve sono stati neppure in seguito. La rivista ideata da Tamburini, fondamentalmente insieme ai soli Sparagna e Scòzzari, ha segnato il superamento del movimentismo dei Settanta ed ha catapultato il lettore negli anni Ottanta, un’era completamente nuova e diversa. Era una rivista nata dall’esperienza di lotta e di critica, nata per superare la situazione stagnante del panorama editoriale italiano, partendo dalle esperienze di Cannibale, ma anche del Male, che aveva riscosso un grande successo di massa. Frigidaire presentava fumetti, musica, informazione e molto altro ancora, usando un linguaggio nuovo, che non accettava compromessi. Molto del successo era dovuto alla componente di fumetti, ma anche agli incredibili reportage realizzati con la collaborazione di tutta una serie di intelligenze creative che si coagulavano intorno al giornale.

Parliamo allora di quel periodo, laboratorio straordinario di nuovi modi di comunicare. Oltre a Frigidaire, ci fu l’esperienza delle prime radio libere, la musica new wave che si affaccia in Italia, soprattutto tra Bologna e Firenze, dove gruppi come Gaz Nevada, Neon, Punkow e Diaframma avrebbero accolto istanze dada e situazioniste. Naturalmente ci sono anche i Devo, i Dirty Actions e la Cramps Records di Sassi omaggiata in una splendida tavola di Funky Rat (che pubblichiamo a pag. XX)… Che ruolo ha avuto Tamburini in tutto questo?
MICHELE MORDENTE > Tamburini è una figura imprescindibile dell’immaginario artistico, musicale, e di quant’altro è stato prodotto in quegli anni. Era completamente immerso nella realtà culturale e controculturale che ha visto l’apice col Movimento del ’77, sempre molto attento a tutto ciò che gli succedeva intorno. Per alcuni dei personaggi da voi citati, come Gaznevada e Dirty Actions, Tamburini era un amico ma anche un mito.

Ranxerox è indubbiamente il personaggio più noto di Tamburini, con i contributi fondamentali delle matite di Pazienza e Liberatore. Ci vuoi raccontare l’epopea grafica del coatto sintetico, del suo successo all’estero e delle censure?
MICHELE MORDENTE > Sintetizzando posso dire che Ranxerox è nato – con il nome di Rank Xerox – dai fermenti culturali movimentisti del ’77, in una veste underground, sporca e in bianco e nero, sulle pagine della rivista Cannibale. All’inizio quando era disegnato da Tamburini insieme a Pazienza e, successivamente, a Liberatore le storie erano maggiormente legate ad un discorso politico. Successivamente, Ranxerox perde la k nel nome per evitare noie legali con la Rank Xerox Italia, che aveva minacciato azioni giudiziarie, e insieme perde ogni connotazione politica puntando sul puro spettacolo. Le matite sono affidate al solo Liberatore che ha realizzato la caratterizzazione definitiva del personaggio, così ipertrofico e gorillesco, che approda su Frigidaire, con la possibilità della stampa a colori. Il virtuosismo di Liberatore insieme allo spirito caustico e alla velocità delle situazioni narrate da Tamburini sono una miscela esplosiva. Ranxerox viene acquistato per la pubblicazione dalla francese Albin Michel, che lo vende poi in tutto il mondo, dagli USA al Brasile e al Giappone, passando per l’intera Europa. La saga del coatto sintetico si interrompe nel 1985. Poi in un paio di occasioni il solo Liberatore riprende il personaggio, anche per terminare la storia lasciata interrotta dalla scomparsa di Tamburini. In numerose occasioni si è parlato di un film sul personaggio, l’ultima delle quali ha visto coinvolto il regista Chris Cunningham. Nell’archivio abbiamo anche una sceneggiatura scritta da Roger Avary, dopo la sua vittoria dell’Oscar con Tarantino per Pulp Fiction. Per quanto riguarda le censure operate all’estero, queste riguardano il sesso e il sangue, oltre all’età della tredicenne Lubna. I paesi che meno hanno operato manipolazioni e tagli sono quelli di impronta latina. Negli USA hanno coperto il membro eretto di Ranx con un lenzuolo. In Giappone, invece, lo hanno completamente cancellato (!) accentuando la caratteristica di giocattolone meccanico. Mi piace anche sottolineare che nella prima edizione tedesca hanno cancellato la frusta e il guinzaglio con cui il personaggio del pittore telepate soddisfava le perversioni della moglie. E questo a opera dell’editore Taschen!

Tamburini è anche un grandissimo innovatore grafico, un feroce critico musicale, un obliquo e spietato ideatore di storie. Quali segni possiamo ancora trovare di lui se ci guardiamo attorno?
MICHELE MORDENTE > Tamburini è stato saccheggiato tantissimo per tutti gli anni ’80, sia per il segno che per alcuni temi. Molte cose che ricordano i fumetti di Tamburini si trovano anche nel cinema degli anni Novanta come in Leon, nel rapporto tra i personaggi interpretati da Jean Reno e dalla giovanissima Natalie Portman, o successivamente nelle situazioni futuribili del Nirvana di Salvadores o in Strange Days. Per quanto riguarda lo scenario strettamente attuale è difficile separare le influenze, vista la situazione magmatica che si è creata grazie anche a internet.
Se si guarda invece alla Tv, si può osservare come i canali satellitari offrono le varianti più disparate di “extreme makeover”, cioè di chirurgia plastica estrema. Sembrano situazioni raccontate da Tamburini con il personaggio inedito di Molissa Fricke, autrice di performance di chirurgia plastica su modelli umani, con cui aveva anticipato anche le performance della plastoartista Orlan.

L’associazione Muscles (www.muscles.it), il sito di Stefano Tamburini e l’Archivio: mi racconti lo scopo di queste iniziative? Quali sono i prossimi progetti editoriali?
MICHELE MORDENTE > Andrea Pazienza ha più volte ritratto Tamburini incazzato poiché quando si parlava del suo Ranxerox la paternità era attribuita al solo Liberatore o al massimo il suo nome era tra parentesi. “Ah! Mi nomina! Ma tra parentesi! GASP!”. Ecco potrei dire che lo scopo dell’associazione sia quello di portare definitivamente fuor di parentesi il nome di Tamburini e dargli il giusto posto che merita nella Storia del Fumetto. In questo senso vanno le varie produzioni editoriali, tra cui quest’ultima, Banana Meccanica, ma anche varie mostre, come quella tenutasi al Forte Prenestino di Roma nell’ambito del festival CRACK 2006, che in questa ultima edizione è stato intitolato Vinavyl, come chiaro omaggio a Tamburini. O anche il prestito di alcune tavole che sono attualmente esposte al Museo del Fumetto di Lucca. Per il futuro, vedremo. Mi piacerebbe riuscire a far pubblicare per la prima volta all’estero il primo Rank Xerox underground, ma anche Sanke Agent. Al momento sto lavorando al progetto RANXEROX – LA GENESI, una riedizione aggiornata e con novità del volume Ranxerox Il Coatto!
realizzato ormai quasi dieci anni fa con Stampa Alternativa. Ma come associazione siamo aperti a proposte e collaborazioni.

Per contatti: m.mordente@libero.it

Marco Boscolo per PuntoGif

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Diario Di Un Qualunquista
del nostro intervistato Gianluca Costantini

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Innanzitutto due righe autobiografiche su di te, insomma presentati come vuoi per chi non ti conosce…
GIANLUCA COSTANTINI > Sono nato nel 1971 a Ravenna dove vivo e lavoro, disegno fin da quando avevo memoria e mi annoio facilmente.

In un’intervista dichiaravi che “il fumetto si sta stringendo attorno ai grandi autori, ma nessuno si può dire che collabori con altri in maniera artistica” se non per motivi di comodo o economici. Dove s’è perso quello spirito che animava il tessuto underground?
GIANLUCA COSTANTINI > Una volta ci si stringeva attorno ad una rivista, si costruivano dei gruppi di autori, l’esempio più valido è proprio Frigidaire. Ma negli anni ’80 esisteva ancora uno strascico degli anni ‘70 in cui esisteva un’idea di discussione collettiva. L’underground italiano è sempre stato molto strano, spesso mi vengono dei dubbi se esiste veramente.

Con inguine MAH!gazine (www.inguine.net) nasce un’idea di fumetto che si avvicina molto alla musica elettronica. Più che racconti nell’accezione comune del termine possiamo parlare di schegge avvelenate di significato.
GIANLUCA COSTANTINI > Mi piace questa cosa, inguine come musica elettronica. Sarebbe bello. inguine sia il sito che la rivista è sempre stato composto da varie tessere, anche molto diverse tra loro: webdesing, fumetto, narrativa, politica ecc… Tutte molto amalgamate tra loro in modo da creare un contrasto avvelenato.

Devo ammettere che anch’io sono un grande estimatore di Burroughs che reputo l’approdo meno accessibile per chi s’infatua della Beat Generation. Leggere il Pasto Nudo è stato come sbattere la testa su una parete fino a vederla sanguinare (la parete). Com’è stato il tuo rapporto con quel libro al quale hai dedicato una serie di tavole?
GIANLUCA COSTANTINI > Ho scoperto Burroughs molto giovane, verso i 16 anni, grazie ad un mio amico più adulto. Lo leggevo e non capivo niente, ma continuavo. Col tempo Burroughs era diventato come un mio amico immaginario. Quando è morto mi dispiacque molto proprio come un vero amico.
Chi entra in questo tipo di linguaggio fatica molto a tornare indietro, io non ci sono tornato. Le sue parole sono ancora alla base del mio lavoro, anche il mio progetto Political Comics (www.gianlucacostantini.com/politicalcomics) è strutturato come cut’n’paste di notizie.

Quant’è importante la tua città – Ravenna – per il tuo pensiero e la tua produzione artistica? Credi che ci sia qualcosa nell’aria che si respira a Ravenna che ti abbia portato a legarti a tanti artisti dell’Est (a parte il gioco del magione)?
GIANLUCA COSTANTINI > Io sono un mosaicista di formazione e sono nato in una città in cui puoi in alcuni punti respirare l’aria bizantina. Ravenna è importante, ma Istanbul lo è di più lì ho imparato molte più cose. A Ravenna più che altro si respira l’aria del petrolchimico.

Rimaniamo a Ravenna e a uno dei tanti progetti che ti vedono coinvolto, il Festival Komikazen: ci vuoi parlare dell’edizione 2007 che s’è conclusa il 18 marzo scorso?
GIANLUCA COSTANTINI > Il progetto Komikazen è mio e di Elettra Stamboulis, quest’anno abbiamo organizzato una rassegna di esposizioni e incontri. Abbiamo iniziato con Danijel Zezelj (Croazia), Giuseppe Palumbo (Italia), Vittorio Giardino (Italia), Raùl (Spagna), continuiamo con la casa editrice Becco Giallo sempre italiana per finire con il collettivo Le Man (Turchia). Cerchiamo di proporre ogni anno le cose che pensiamo siano più forti per il momento politico/sociale che viviamo. Il festival è una continuazione delle mostre che abbiamo organizzato anni indietro quali Joe Sacco, Marjane Satrapi, Aleksandar Zograf e i la collettiva Stripburek sui fumettisti dei Balcani.

Il fumetto alternativo oggi: i punti forti e quelli deboli secondo uno dei suoi protagonisti.
GIANLUCA COSTANTINI > Il punto debole è la qualità, i disegnatori buoni si contano sulla punta di una mano, quello forte è inguineMAH!gazine.

Punto Gif, oltre che richiamare a un’idea sgranata della realtà, è anche un acronimo per (the) Greatest Italian Failure. Qual è la tua visione del fallimento italiano?
GIANLUCA COSTANTINI > Il fallimento italiano è l’annullamento dell’intelligenza nelle teste del popolo italiano.

È il momento di ringraziarti e lasciarti lo spazio per il tuo messaggio ai lettori di Punto Gif.
GIANLUCA COSTANTINI > Io preferisco il Punto Tiff!

Mattia Bergamini per PuntoGif

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